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BALOCCO/E LA TUA VESTE E’ BIANCA


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Compagnia:
Data: 31-10-2009 (21:00)
Luogo: CENTRO ARTISTICO IL GRATTACIELO, LIVORNO

Balocco (1992)

Coreografia e interpretazione: Giorgio Rossi
Costumi: Francesco Calcagnini
Luci: Dalibor Kuzmanic
Tecnico Luci: Mara Cugusi
Prodotto e distribuito da: Associazione Sosta Palmizi

Così lontano dalla memoria che non ero ancora nato.
Odori, rumori e sapori di un tempo forse solo immaginato.
Quello che si vedrà in fondo c’era già.
La necessità di manifestarsi, in quanto veicolo di memoria che non può non agire, è la condizione iniziale di questo pezzo.

Spunti e immagini per il lavoro:
- un quadro di E. Munch fatto quattro anni prima della morte, intitolato:”Tra l’orologio e il letto”;
- alcune parti del coreografico libro di Barthes “Frammenti di un discorso amoroso”;
- la musica di M. Ravel e anche la canzone “Balocchi e profumi” interpretata da Milva;
- la voce di Totò, la marionetta più perfetta mai vista in Italia;
- il celebre libricino di Von Kleist “Il Teatro delle Marionette”, “. . . ogni movimento – diceva egli – ha un centro di gravità, basta governare quel centro, nell’interno della figura, le membra, che non sono altro che pendoli, seguono, senz’altro soccorso, in una maniera affatto meccanica, da sé”.
- i testi della Duncan
- le poesie di Ungaretti e Michaux che passano così profondamente in superficie da tenere sempre viva la passione per questo genere letterario così vicino all’universo della danza.

Rosa e azzurro

Ho atteso che vi alzaste,
Colori dell’amore,
E ora svelate un’infanzia di cielo.

Porge la rosa più bella sognata

Giuseppe Ungaretti (1928)

E la tua veste è bianca (1996)

Una danza d’amore



di e con: Giorgio Rossi
Costumi: Giorgio Rossi
Luci: Mara Cugusi
Musiche: Anouar Brahem‚ Billie Holiday‚ Residence
Testi: Salvatore Quasimodo‚ Friedrich Nieztsche

“E la tua veste bianca” è il tentativo di unire al movimento nello spazio la mia sensazione su questo mondo che trasforma tutto. Passo da una danza armonica calda ed ironica‚ che si gioca forse sotto la tenda di Shahrazàd in mezzo al deserto‚ al tramonto primaverile‚ davanti a freschi e aperti visi di fanciulle incantate‚ che m’incantano‚ nel paese della fantasia al sorriso tra il lievemente perverso e il divertito‚ nel caos dell’apparente ordine di questo mondo fatto di egoismi al silicone con facce da tubi catodici‚ che sono indifferenti ai massacri quotidiani ed attenti all’apparenza di apparire felici accessoriati fino alla nausea. La Danza finisce in un autodistruzione‚ contenta di sparare e spararsi e di tagliarsi le chiappe‚ gli attributi‚ sbudellandosi in un rituale kitsch della grande felicità‚ che ci viene dagli U.S.A e getta.

E la tua veste è bianca (1920-1929)


Piegato hai il capo e mi guardi;

e la tua veste è bianca

e un seno affiora dalla trina

sciolta sull’omero sinistro.



Mi supera la luce; trema

e tocca le tue braccia nude.



Ti rivedo. Parole

avevi chiuse e rapide‚

che mettevano cuore

nel peso d’una vita

che sapeva di circo.


Profonda la strada

su cui scendeva il vento

certe notti di marzo‚

e ci svegliava ignoti

come la prima volta.


Salvatore Quasimodo

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