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Mira. Amazed Playing People

Compagnia: Kinkaleri
Data: 29-03-2012 (21:00)
Luogo: prato, via santa chiara 38/2 - spazioK

Fosca Produzione Fosca 2011 Ideazione: Maria Caterina Frani Creazione collettiva di e con: Claudio Cirri, Maria Caterina Frani e Claudia Pinzauti. Materiale di riferimento dell’elaborazione linguistica della scena: La Tempesta di W.Shakespeare, Manoscritto trovato a Saragozza di J.Potocki, Le grandi interviste di Rolling Stone, Le porte regali: saggio sull’icona di P.Florenskji, L’essere abbandonato”di J-L Nancy, Guida ragionevole al frastuono più atroce di L.Bangs, Rock’n’roll virus di W.S.Burroughs e una serie innumerevole di pezzi musicali .         Liberamente ispirato a La Tempesta di W. Shakespeare. Ció che non è amore, puó respingere, trascurare, dimenticare, rinviare, congedare, ma solo l’amore puó abbandonare, ed è nella possibilità dell’abbandono che si conosce quella dell’amore. L’essere abbandonato. Jean-Luc Nancy Oggi ho cantato tutto il giorno, i vicini hanno bussato alla porta. Non gli ho aperto. Hanno chiamato la polizia. Sono venuti e hanno cercato di sfondare la porta blindata di casa. Io non ho aperto. Hanno chiamato i vigili del fuoco che con una lunga scala son saliti sul terrazzo del terzo piano e rotto il vetro della finestra. Nel monolocale rosso mi hanno trovata che gli offrivo da bere. Hanno bevuto wodka e mi hanno lasciato un giubbotto catarinfrangente. Le luci dell’alberino di Natale andavano ad intermittenza. Ti sei accorto di niente? “Mira. ” é un progetto di creazione collettiva che indaga sulla dimensione performativa del rocker, della rock star e degli accadimenti in un live mettendolo in relazione con La Tempesta di Shakespeare. Un tentativo di riscrittura del testo utilizzando l’andamento di un concerto. Nasce dal desiderio di essere qualcosa di altro da sè senza artefici, con onestà e aderenza, senza censura. E dalla curiosità spinta di concedersi l’impossibile. Con sincerità. Solo desiderio, passione, rabbia e un probabile senso di sè. Niente di sicuro, quindi, se non la manifestazione dei corpi dei perfomer nell’esplosione del limite tra l’esibizione e l’esposizione. La scrittura della scena si avvale dell’autorialità degli attori coinvolti , in un tentativo indigeno di linguaggio , cercando di creare una strada di elaborazione linguistica autonoma che cerca la fuga da sé stessa, dai codici, dal canone, smarginando e ricomponendosi nei resti. Mira vuole essere un sentimento e un divertimento prima di essere uno spettacolo. Mira vuole essere un gesto inqualificabile e inebriante. Una isola delle possibilità.

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