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“NU:DA” nuova danza (Opus Ballet)

Autore: Gherardo Vitali Rosati
Compagnia: Opus Ballet

Spettacolo: Serata con diversi contributi
Data spettacolo: 26/11/2010
Note: "NU:DA" nuova danza - rassegna a L'Affratellamento (FI)

FIRENZE - Danzatori ventenni e coreografi esperti: con questi ingredienti la Compagnia Giovani dell’Opus Ballet ha creato tre lavori intensi ed emozionanti, presentati nell’ambito della rassegna Nu:Da al teatro L’Affratellamento. Un’esplosione sensuale è al centro di “Fast Kiss”, in cui la coreografa Stefania Pigato riflette sulla dolcezza dei baci d’antan, oggi sostituiti da frettolosi e quasi violenti scambi emotivi. Ecco allora una prima parte del pezzo in cui si indugia su corpi che si scoprono lentamente, accostandosi con carezze e lunghi baci, prima di lanciarsi in un più erotico avvolgimento fisico. Ma poi cambia musica e si passa a un ritmo più sostenuto che sembra travolgere gli stessi ballerini. I loro movimenti – sempre estremamente precisi – si fanno più rigidi, e sparisce ogni sensualità dai loro rapporti. Forse è proprio questo il Fast food dei baci dei nostri giorni…

Loris Petrillo ha poi proposto “Il bianco nel mezzo”, un numero fra teatro e danza che sfrutta le ottime doti attoriali del danzatore Nicola Cisternino. Danzatore di talento, è stato fra l’altro scelto da Virgilio Sieni per la ripresa del suo “La natura delle cose”. Interpreta inizialmente un ragazzo con forti problemi di comunicazione che pronuncia a fatica parole di tristezza e disperazione. Si appoggia a un’immobile ragazza (Cristina D’Alberto), che poi pian piano inizierà a relazionarsi con lui. La difficoltà comunicativa allora scompare per lasciare il posto a rapidi inseguimenti circolari e a un più gioioso epilogo. I giovani Jean-Gabriel Maury e Ivan Montis (già in “Fast Kiss”) hanno anche interpretato una loro coreografia: “Controverso”, un pezzo dinamico in cui fra lanci e prese generano momenti intensi e pose scultoree.

A fianco a questi lavori, l’Opus Ballet ha ospitato anche le performance di Samuele Cardini e Laura Scudella. Lei, già a fianco di Carloyn Carlson alla Biennale di Venezia (1999) e della Compagnia Abbondanza Bertoni, propone adesso l’assolo “Kiechì”. È un pezzo fortemente espressivo in cui propone alcune azioni sceniche all’insegna della ricerca dell’identità. Porta in scena una “principessa”, che si fa aria altezzosa con un ventaglio. “Si dà delle arie” – spiega il programma di sala – “perché così parla senza parole e dà aria alla propria solitudine”. E forse per gioco, o magari per indagare più a fondo la propria identità, prova a indossare scarpe maschili, troppo grandi per lei, che sbattono rumorosamente quando cammina. Assume anche movenze da bambola, muove rigidamente braccia e gambe, riconducendoci nel suo mondo fiabesco e surreale.

Cardini, premio Equilibrio nel 2008 e per anni a fianco della compagnia di Virgilio Sieni, ha intitolato curiosamente il suo lavoro “Nasica prima”, con riferimento a una rara scimmia dal naso pronunciato in pericolo di estinzione. Spiega che “Nasica è “l’animale, l’origine, l’involuzione/evoluzione”, e cita anche il maestro spirituale Osho e il suo invito a «danzare totalmente». A torso nudo, pantaloni e calzini blu, propone gesti fluidi, creando immagini dense e poetiche. Crea atmosfere sospese, danzando su ondivaghe note al pianoforte che, insieme al suo abbigliamento e alle luci, contribuiscono a creare suggestioni marine. Agita rapidamente le dita, come se scorresse le corde di un’arpa. Propone un susseguirsi di movimenti di braccia e gambe, muovendosi rapidamente sulla scena.

Nella stessa serata si è esibita la giovane compagnia Maktub.noir. Un nutrito gruppo di ragazzi ha proposto “Crazy Light Moon”, forse un viaggio nello spazio, che utilizza come colonna sonora anche messaggi di alcune missioni astronautiche. Viene definito un “errore di sperimentazione”, e vuol essere una ricerca di “nuove forme e nuovi spazi”. Si suddivide in una lunga serie di parti, spesso con interpreti diversi, che portano in scena momenti di gioco, risate, ma anche situazioni diverse. Si vede anche un danzatore che cammina a quattro zampe con dei grandi tubi intorno alle braccia, forse per un qualche rimando alle immagini spaziali. Ci sono scene di basket, in cui però a far da palle e rimbalzare al suolo sono gli stessi danzatori… Manca però una struttura solida che riesca a tenere insieme questi momenti, che risultano spesso semplicemente giustapposti e privi di un preciso legame. La tensione sfuma immancabilmente e l’intensità delle azioni si assottiglia.

Gherardo Vitali Rosati
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